AL FEMMINILE: rubrica letteraria e punto di vista differente


di Seconda Carta.


Prendo in prestito dalla grande scrittrice, saggista e attivista britannica Virginia Woolf, il titolo del famoso saggio "Una stanza tutta per sé" che è incitamento e sostegno all'emancipazione femminile.

Virginia, nata borghese e donna istruita, sente il bisogno e la necessità in tempi diversi dagli odierni, di sostenere le donne, tutte le donne, per cambiare il proprio ruolo nella società. Comincia così a occuparsi di educazione femminile e a dare lezioni serali alle operaie delle fabbriche, in un collegio della periferia di Londra. Intellettuale finissima e precorritrice dei tempi, tiene riunioni culturali, le note"serate del giovedì" con altri intellettuali dell'epoca per ragionare di politica, letteratura e arte.

Consiglia alle donne "Una stanza tutta per sé" e cinquecento sterline annue di rendita, condizioni minime e necessarie per la donna che scrive. Perchè tale richiesta materiale? Certo fa discutere ancora come allora, ma la si può vedere in un'ottica provocatoria, diversa. La scrittrice in questo caso, pensa all'indipendenza delle donne, il più delle volte relegate ad angeli del focolare e specchio dove si riflette(va) la figura maschile. Indipendenza economica che permette alla donna di essere libera di agire, amare, scrivere e vivere come desidera.

"La libertà intellettuale dipende da cose materiali per poter pensare senza l'aiuto di nessuno", afferma sicura.

Il pensiero di Virginia è ancora valido oggi?

In questo spazio si parlerà di donne di ieri e di oggi, di letteratura femminile e altro ancora.