ANTONIO BLUNDA

Poesie inedite


Antonio Blunda, nato ad Erice (Tp) il 26.02.1972, risiede a Palermo.


Ha iniziato a scrivere poesie più o meno a otto anni, ma la grande passione per la letteratura è esplosa durante il liceo classico.


Dai trent'anni ha iniziato a scrivere anche racconti e aforismi.


Laureato in Giurisprudenza, esercita la professione di avvocato, specializzato in materie civilistiche.


Felicemente sposato, e papà di una bimba di tre anni.

 

RUMORE


La vita

è la mia cosa più forte.

E’ caduta appena

per questo mondo

d’una mia luce breve,

e mi solleva da terra.

La vita è così bella

perchè fa un rumore.

Un rumore che conosco

nel fiore dischiuso,

nella mano di Dio,

nell’amore amato e coincidente,

nel cerchio della mia pietà.

Il rumore che conosco di tutti i treni

di tutte le stazioni con gli orologi fermi

di tutti i passanti nel vento.

Questo rumore

che va bene per tutte le stanze,

per le stanze della mia casa,

dove, da sempre,

ricordo il rumore.

Il rumore di cui parlo,

il rumore che ti fa sentire le cose.

Qualcosa già prima

per ogni mia lacrima

Perchè ho pianto, in gioventù.

E nel cammino verde

della piccola strada,

sento adesso la via

così a metà della mia vita.

Vita, mia vita,

vita mia,

immenso dolcissimo rumore

di tutto il mio vivere.

Rimani ancora qualcosa.

Tu che sei la meravigliosa luce

e la ragione commovente

delle mie farfalle.


***


GIRO GIROTONDO

(Ai bambini, vittime di tutte le guerre)


Giro, girotondo,

Maryam dallo sguardo profondo,

corriamo in cerchio, corriamo forte,

cantiamo al tramonto

filastrocche alla morte.

Giro, girotondo,

Samir dagli occhi belli,

Yasmin che stringe i suoi fratelli,

quanto, vi ha odiato il mondo?

Girotondo, girotondo di tutte le rose,

sono un compagno, un compagno vicino

e vi avrei detto un miliardo di cose,

un miliardo di cose, quand 'ero bambino.

Girotondo, girotondo del vento,

girotondo del mio cuore spento,

com'è triste, com'è triste la guerra,

tutti i miei figli sono giù per terra.


***


ULTIME PAROLE DAL FRONTE


Voglio dirvi, prima dell'alba,

che amo le rose, quelle in bicchiere,

quelle che nessuno apprezza.

Amo le mie vecchie scarpe,

quelle che, stupido, ho dato via.

Amo la coccinella rossa

che una volta decise di portarmi fortuna.

Amo il bicchiere di latte,

quello che ha ancora il sapore,

o se volete, il caffè nel vetro.

Perche amo le cose?

Perche gli oggetti

hanno più che gli uomini

quei giorni rossi di festa

sul calendario bianco.

Le reclute invece

le reclute non fanno altro al fronte.

Nient'altro che morte, e bucato,

nient'altro che sognare,

e barba, e speranza,

e lucciole di sigaretta,

e scrivere, e chiuse di lettere.

Ed è triste che esista

il filo della baionetta

ma niente e nessuno intorno

per una misera

solitaria

asola del bottone.

Triste il pensiero

a mio padre

che mi legge un libro,

che per tenermi vicino

conserva ancora

il mio posto a tavola.

Triste, il pensiero.

Chi conforta mia madre

che spezza la fede anulare

sperando

un poco

di farmi vivere?

Qui per noi

fa il rumore, e il silenzio.

Qui per noi

il vento

non ha altro traguardo

che un'ugola di cenacolo.

Per questo vi dico,

prima che sia l'alba:

vi prego,

Vi prego,

disarmate gli eserciti.


***


MAGNIFICAT


Guardami o Signore,

perchè contino i morti

e nell'ombra di noi

sopravviva qualcosa.

Tuo è l’ immenso,

e il disegno dei segni.

Tua la danza di Babele

delle regioni celesti.

Tuo il suono delle nostre mani

su tutte le pietre delle città

e la pietà per i vecchi

e la pace riversa

per ogni umida fragilità della sera.

Ma io sono l’uomo.

Sono miseria della mia carne,

guerra e incertezza,

elemosina dei miei occhi.

Speculare all’odio,

al grido dei cigni,

all’amara semina

delle specie viventi.

Io sono l'uomo.