ANTONIO D'AURIA


Antonio D’Auria nasce a Taranto il 25/08/1961. Nel 1987 inizia la storia d’amore con Enrica che felicemente continua a Livorno dal 1991. Fra Livorno e Pisa vivono le due figlie e i due nipoti.

Due amori di sempre, numero uno: la lettura a tutto tondo, segnata in particolare dalla fantascienza di Philip Dick, Philip Josè Farmer, Ursula K. Le Guin e degli italiani Vittorio Curtoni, Lino Aldani e Valerio Evangelisti. Numero due: la scrittura in versi a partire dai quaderni blù dell’adolescenza. Dal 2010 semina i propri versi nel WEB (digitare nome+cognome+poesie per credere…) e partecipa a concorsi di scrittura, spesso con ottimi piazzamenti seguiti da pubblicazione delle sue proposte in antologie. Amorevolmente accompagnato dalla moglie nella passione per la scrittura in versi, decide che per il 25° anniversario di matrimonio, piuttosto che una bomboniera, sia meglio regalare agli invitati un libro delle loro poesie d’amore.

Così condivisa, nel 2014 nasce “L’amore, noi”, al momento l’unica pubblicazione cartacea. Passione parallela è il canto corale: dal 2000 canta nella sezione dei bassi nel coro pop-rock “SPRINGTIME” di Livorno del maestro Cristiano Grasso.

In pensione dal 2020 dopo una lunga carriera come Maresciallo della Marina Militare, alle porte del 60° anno d’età ha iniziato a frequentare la facoltà di Lettere Moderne all’Università di Pisa.

Domani

Ricordo ruvide movenze

in nero e grigio

di ingranaggi e pulegge

ed il sudore in esse stritolato

di ore lavorate più lunghe

del diritto al respiro.

Poi lento e dilagante

rubino il sangue fluire

e colorare d’anima

i desideri d’esistenza

prossimi a giustizia ed uguaglianza.

Infine inimmaginate miscele

di urla nei mari,

speranze di abbracci

ed ancora soffocato bisogno

d’inebriarsi d’aria limpida

insieme.


Il buon buio

E’ il tepore vitale

nei lunghi inverni di dentro.

Si irradia dal tuo sorriso,

è aura luminosa intorno agli occhi

al semplice squillare di una tua chiamata.

Presenza che conforta e rinforza,

coraggio per più d’un’esistenza

oscurata d’angosce.

E’ tua la bontà del sole.

Di sera, a tablet spento,

hai finalmente di lacrime

lavato il cuore.


Isolamento

Questa luce scroscia

e sorprende stamani,

indugiante già nei socchiusi fumi

intorno a un’emicrania.

Se poi sei ad un passo dal mare,

destarsi prende forma dal suo umore.

Dunque sole d’aprile,

aria meno affilata di ieri.

Facile sconfiggere le coltri

più difficile immaginare

quando le pareti torneranno

ad avere un varco.

Ancora

confettura di ciliegie e caffè amaro?

Ti spiazza palpabile

il disagio che scivola verso la rabbia

per la morte del tuo frigorifero,

per l’acquitrino nel freezer,

per il perché proprio ora.

Ma l’affanno presto rallenta

perché indietreggi in penombra

e respiri sincrono

sul risveglio delle sue labbra.

Lei è con te.

L’angoscia di chi annega da solo

zavorrato da morbo,

non per dolce naufragio,

è ora lontana?