DANTE ZUCCHI: I racconti dell'argine


una recensione di Noemi Zicavo


Ho vissuto per un anno nella Bassa Modenese e la nebbia d’inverno è fitta e penetrante, d’estate il caldo è afoso e le zanzare non ti danno tregua, esattamente come scrive l’autore nell’introduzione. Sebbene questo luogo non è la mia terra, grazie a questa raccolta di racconti sono riuscita ad immedesimarmi e comprendere che per chi invece vi è nato, sono la dimora e la patria di ricordi, emozioni, vissuti e per questo sono Casa. Semplicemente e totalmente Casa.


I Racconti dell’argine sono un insieme di alcuni racconti che hanno luogo lungo l’Argine del

Secchia nella Bassa Modenese. In ogni testo, attraverso frammenti di vita dei vari personaggi, descritti con una scrittura schietta e diretta, si raccontano vissuti, amori, tradimenti, tradizioni e momenti bui come quelli del terremoto. Si vive l’amore per la propria terra, per l’argine del fiume, per i campi in fiore, per la nebbia invernale e anche per le zanzare, amore che trasuda da ogni pagina e da ogni racconto e che in qualche modo ti porta a casa.


Già dalle prime parole di Ettore, si percepisce questo affetto per il proprio luogo. Il protagonista del primo racconto “Giochi d’amore sul fiume”, di ritorno dalla California, gironzolando in moto fra campi, stradine e argini si inebria dell’aria di casa, della sua terra “Un piccolo mondo, ma con tutti gli affetti e i profumi di famiglia che aveva dentro”. Ettore lungo l’argine ha provato disperazione, ha fatto i conti con il tradimento e ha imparato che, si, le cose capitano, ma ciò che conta è saper andare avanti. Ed è sempre lì, lungo l’argine che saprà spiegare i suoi cambiamenti, i passi in avanti, immergendosi in due settimane di pure e vero amore.


I Ricordi di una serata con gli amici sono la cornice dei racconti del passato, dei racconti storici della propria terra. In “Dedicato a”, troviamo la semplicità dello stare insieme, del bere del buon vino, ridere e scherzare in compagnia degli amici, quelli di sempre, quelli che conoscono e parlano il tuo dialetto e con i quali puoi lasciarti andare e magari anche litigare per poi fare subito pace.


Ricordi belli ma anche brutti. Il 2012 è stato un anno terribile per chi viveva nella Bassa Modenese. L’anno del terremoto. Nonostante fossero passati tre mesi i boati delle scosse facevano fatica ad allontanarsi dalle orecchie e dalla testa. Emozioni forti e terribili che solo chi le ha provate può capire di cosa si parla e l’autore ce le descrive perfettamente . Ma è proprio quando il senso di solitudine, di disperazione e di abbandono si fanno più forti, che c’è più bisogno di aggregazione, di stare insieme. Immancabile quindi, quell’anno più che mai, la maccheronata della sagra di Agosto, “La maccheronata del 12”, il terzo racconto. Ma è proprio in quel clima di festa, dove tutti però sembravano più attenti alle cose concrete, rispetto agli anni passati, che per Piero e Sandro torna a bussare alle loro porte il passato. I ricordi della golena del fiume in compagnia della bella Sofia tornano a farsi vividi più che mai e le certezze di ferite rimarginate, iniziano a vacillare come scosse da un forte terremoto.


Il terremoto non è solo paura, ma anche unione, ritrovo. Ed è proprio il ritrovo il tema principale del quarto racconto, “L’artista”. Una cantante di una famosa Band è alla ricerca del suo amato, ex componente del gruppo.

Centinaia di chilometri di distanza li separano, ma senza saperlo, la musica e un gruppo di ragazzi Romani, di ritorno da una missione d’aiuto per i terremotati nella Bassa Modenese, le indicheranno la via per ritrovare il suo Bryan.

Una storia quasi surreale, ma così vera da lasciarti perplessa a chiederti se sia accaduto davvero oppure se sia solamente frutto della fantasia dell’Autore.


Emerge poi il bisogno di spensieratezza, di vivere la vita e lasciarsi andare a “Certe Notti”. Il quinto racconto “Canzone ispiratrice del racconto: Certe Notti di Luciano Ligabue”, è infatti un inno alla vita, al desiderio di lasciarsi alle spalle la delusione, l’amarezza per qualcosa che poteva essere ma non è stato. Ed è proprio così che la professoressa di Italiano di Aldo decide di comportarsi, dopo un incontro tutt’altro che formale con il suo alunno. Lasciarsi andare, salire in moto e inebriarsi dell’aria fresca della foce del Secchia “al riparo da tutte le turbolenze del mondo e dell’anima, per dimenticare, almeno per un po’ tutti i problemi” e fregarsene, godersi la vita e “certe notti, dove o ci sei o non ci sarai mai.”


Farfalle nello stomaco e romanticismo, invece, sono gli ingredienti segreti di “Fra gli alberi”. Due ragazzi provenienti da mondi differenti, figlia di papà lei, meccanico lui, con dieci anni di differenza a separarli e un fantasma del passato da dover affrontare. Tutto ciò, però, non spaventa Angelica che sceglie di vivere con Diego, di stare con lui e di non lasciarlo mai, costi quel che costi.


La fortuna della famiglia Pelletti è risaputa ed evidente, per i diciotto anni della figlia non hanno badato a spese. Ne sono tutti contenti, tranne una persona: la festeggiata.


Il penultimo racconto “ Come può uno scoglio arginare il mare, citazione dalla canzone “Io non vorrei…Non vorrei…Ma se vuoi” di Lucio Battisti” l’autore ci parla di classi sociali differenti e genitori ligi alla propria borghesia. Si ha tutto, ma in realtà non si ha nulla, quando non si può avere ciò che realmente si desidera. E’ così che si sentono i figli dei Pelletti. Sandra, però, ha il coraggio di ribellarsi a tutto ciò e come un eroina Austiniana si ribella alla famiglia e segue il cuore, proprio come le aveva insegnato il defunto nonno. Anche Carlo, il fratello, seguendo la ventata di coraggio portata da Sandra decide finalmente di lasciarsi andare a quell’amore che teneva nascosto da troppo

tempo.

Una storia reale, raccontata da un invitato, alla quale però, non avremmo fatto fatica a credere visto il divario e la reticenza, che ahimè, da sempre esistono tra ceti sociali differenti.


Una notte magica quella dell’ultimo racconto “Santa Lucia”. Due anime tristi e sole si incontrano in discoteca e si ritrovano per una notte, una sola notte, di sesso e amore. Si percepisce la tristezza e il vuoto che provano entrambi, un passato che li ha provati e dal quale sono pronti a ripartire dopo quell’incontro, ma non insieme, non ancora.


Ho trovato molto scorrevole la lettura e l’autenticità dei racconti ti invoglia a volerne sapere di più, a chiederti cosa accade dopo. Le storie raccontate in “ I racconti dell’argine” sono squarci di vita, racconti di gioventù, dove l’estate, le pianure, le corse in moto con i capelli al vento, l’amore, le notti di follia e il godersi la vita vivendo di attimi dove “certe notti ci sei o non ci sarai mai”, ti portano a sognare, a voler tornare ragazza, ad innamorarti ed anche a soffrire, inebriandosi e vivendo di quel profumo di vita che si respira nella propria terra, qualunque essa sia.


STILE: 7

STORIE: 7 ½

COINVOLGIMENTO: 7 ½

CONSIGLIATO: Si