DOMENICO CARBUT

INTERVISTA CON L'AUTORE


a cura di Andrea Terreni


Domenico Carbut nasce a Bari il 30 ottobre del 1948 da genitori napoletani.

Dopo un infanzia e un'adolescenza che definisce normali, frequenta a Bari le scuole elementari, le medie e il Liceo Scientifico.

Nel ‘66 ha fatto parte di un complessino musicale di sei elementi come chitarra solista e seconda voce.

Dal ’67 al ‘74 studia al Politecnico di MIlano, dove si laurea in Ingegneria meccanica.

Nel ’74 si trasferisce definitivamente a Gardone Valtrompia (BS) dove insegna per tre anni nel locale Istituto Tecnico Industriale. Per il resto lavora come progettista in due ditte di impianti industriali.

Nel ’75 si sposa. Un matrimonio che dura fino al 2007, anno in cui la moglie scompare prematuramente per un tumore.

Alla fine del 2008 arriva la pensione, e successivamente si dedica al volontariato e riprende la sua passione per la musica e il ballo.


Lei è un ingegnere che ha fatto molte cose diverse nella sua vita e che è spinto da molte passioni. In cosa le piacerebbe essere ricordato?

Non so di preciso per cosa mi piacerebbe essere ricordato. Ho fatto molte cose e ho molti interessi. Forse per essere stato un amico sincero per molte persone, per la musica, anche se sono convinto che molte persone mi ricorderanno, purtroppo, solo per le mie doti di ballerino.


Come definirebbe invece il suo rapporto con la musica?

Ho la musica nel sangue, un po' come quasi tutti in famiglia. Mio nonno, che si chiamava come me, era cantante d tabarin. Mio padre suonava il violino, mia sorella ha fatto parte del coro della scuola. Io ho sempre cantato sin da piccolo. A 13 anni ho imparato a suonare la chitarra e a 18 avevo un complessino di sei componenti, ma che è durato troppo poco. Ho cominciato a ballare a 14 anni ed ho ripreso dopo la morte di mia moglie. Ho il ritmo nel sangue. Nell'andare in pensione mi sono passato alla tastiera e partecipo volentieri a serate di karaoke. Mi piace anche la musica classica.


In che modo è arrivato alla scrittura? Ha dei modelli di riferimento?

Per caso. Quando sono andato in pensione ero già vedovo e restare a casa era diventato un peso. Sono ricorso ad aiuto psicologico e ho cominciato a prendere appunti del mio passato da riferire allo psicologo. Ho pensato in seguito di raccontare queste mie memorie, romanzandole e cambiando i nomi dei protagonisti. Non ho modelli specifici di riferimento, diciamo che forse un po' Cronin, Camilleri, Malvaldi, Sparks mi hanno ispirato.


Il suo libro “Storie d'amore e d'amicizia” è fortemente influenzato dalla componente autobiografica. Che ne pensa della scrittura come terapia di se stessi?

In effetti questo libro è nato proprio come terapia di me stesso, soprattutto il primo racconto, iniziato per metabolizzare la morte di mia moglie. Io parto dall'idea che ogni scrittore in fondo narra sé stesso. In questo libro c'è analisi psicologica dei personaggi, umorismo e, soprattutto molta musica, come dice il sottotitolo. Componenti che caratterizzano anche i libri che sto scrivendo.


Giovanni Paolo II disse che “il futuro inizia oggi, non domani”. Quali progetti ha per il futuro?

Ho scritto un secondo libro non autobiografico, che sto inviando a varie case editrici per avere proposte editoriali. Vedrò quale sia la migliore. Sto scrivendo un terzo libro per adesso al 50% che non so se e quando lo finirò, anche perché sono bloccato da problemi di vista momentanei. Covid19 permettendo, spero di partecipare ad una mostra collettiva in cui vorrei esporre i disegni che ho eleborato durante le varie chiusure.