ELISA MALVONI

SILLOGE INEDITA


Elisa Malvoni è nata a Busto Arsizio, lavora tra Milano e Belluno.


Lo scenario delle Dolomiti, nel 2018, l’ha richiamata alla scrittura poetica e l’ha portata a vincere il concorso Il Mistero delle Cose, organizzato dalla casa editrice Temperino Rosso con la silloge poetica Generazione, pubblicata a Settembre dello stesso anno.


Sue poesie sono state premiate e inserite in oltre 20 antologie, nella rivista letteraria Ellin Selae, nei quotidiani La Repubblica e Buonasera Taranto, e nei blog letterari Sevenblog, Nessuno Legge e L’altrove.

Due sue poesie sono state tradotte in spagnolo.

 

Il soggetto singolare

Espormi a tutta quella gente

che mi rievocava all'ufficio

di evidenziarmi esistente,

sai che mi costava sacrificio.

Rischiavo di slogarmi la mente

per discorrere in equilibrio

sul filo d'un discorso sul niente.

Solo quando resto

sola e padrona

mi risento infine

il soggetto singolare,

la prima persona

di azioni intransitive.


***

Non lo solleverà un verbo di moto

Proseguire per voi è lieve:

avete Google, è così pratico,

avete la strada più breve,

il completamento automatico,

la risposta pronta

e anche la domanda.

A lui la cognizione giunge al buio,

la aspetta disteso sul divano

dove si è immerso nudo

come in uno stagno tiepido

a far germogliare piano

il suo pensiero inedito.

Lo sta incubando nelle povere stole,

fra la felpa infeltrita e la coperta,

non lo solleverà un verbo di moto.

Alle vostre scomode parole

cambierà posizione, solo un poco.


***

L'estate fatale

Chi mi ama

qui si sdraia

in quest'estate orizzontale

e non ardisce spostare

me moritura nell'afa

e nell'incanto fatale

che riesco a immaginare

solo distesa distale

come stella accaldata.


***

Il gambo dei pensieri

Lasciandoti con la cartella nell'atrio

ai genitori si frantuma il cuore.

Si accorgono di averti spuntato

come stoppia a misura delle scuole

il gambo dei pensieri tuoi sperticato

per renderti un comodo cittadino

un figlio estetico ed educato

come la tua foto sul comodino.


***

Grazie, ma non voglio

Grazie, ma non voglio

essere la donna forte che ci riesce.

Io vorrei essere

una persona mediocre come nasce,

come lui che sorride confidente

mentre cala la mano sulle cosce

e sorride ai miei piccoli progressi

dall’alto, infinitesimi per sempre,

generoso con tutti i suoi difetti

e come lui debole da sempre

da non essersi mai scoperto debole.


***

C'è un'ape che si posa

C'è un'ape che si posa

sul bottone di una rosa

stampata su un grembiule

ceruleo a fiorami.

Si avvicina a succhiarla

non ce la fa.

Tira un filo di trama

e se ne va.

Non è brama

cogliere un po' di felicità.

Basterebbe una piccola cosa,

date all'ape una vera rosa.

***

Le coppie che nascono in inverno

Era prima di Sant'Ambrogio,

era una sera.

Era una sera

prima delle feste,

di folate fredde fin nelle tasche.

Era una sera

di metà settimana,

la meno animata,

la più imbarazzata.

Le vie del centro

sospesero il vento,

ci fecero luce

e fiocchi di neve.

C'era da aspettarsi molto da noi

come da ciò che si prepara

per il giorno di Natale

dall'inizio di Dicembre,

come un albero da vestire

dalle radici al puntale

con le stelle negli occhi,

le decorazioni di biscotti,

le ghirlande ed i fiocchi.

C'era da scommettere su di noi

e su tutte le coppie che nascono in inverno:

non hanno il calore del sole

che scotta gli amorazzi.

Imparano a conoscersi

col cappotto addosso,

i guanti,

il berretto,

scoperti solo gli occhi e un progetto.

Hanno imparato dalla prima sera

che l'amore come il Natale

è un avvento intenzionale:

da solo non esiste,

lo si costruisce.

***

A Murlo

Ogni edificio è costruito

nella pausa di un tetris ordito

con laterizi nei rossi di Siena.

Ha tutt'altra dottrina quella chiesa.

Col campanile cereo e spoglio

è l'allegoria triste del figlio.

Ha costole di cemento armato

che si sbriciolano per le ferite

e tibie d'acciaio arrugginite,

la campana ha un timbro sgangherato

nello sbatacchiare la sua crosta

di relitto appena ripescato.

Viene dal fondo del tempo o del mare

o dalla piscina che vuoi arare

con accanite bracciate a rostro

e polmoni che sanno respirarci

ogni tre: destro sinistro e destro,

nel valzer l'acqua la apri a squarci.


***

Fermo la ruota

Sono un tralcio senza acini,

un'appendice d'intralcio.

Così mi stacco e mi conficco

nella rotella prima che mi macini

per sfuggire alla legge sinusoidale.

Sono una linea irregolare,

mi sposto in punta di penna

nello spazio tridimensionale

dell'area disadorna immensa

in controtempo, in levare.

***

Sbagli da gigante

Riesco a immaginare quanto tu

ti senta goffo in cotanta statura

incubata da prima dell'anno zero

in un punto angusto, un buco nero,

in una gestazione senza misura.

Ti senti ancora poco confidente

nel tuo essere preadolescente

con un corpo sgraziato da manovrare

che per una grazia che fa avverare

dalle mani gli cade una disgrazia.

Sai che quaggiù sono frane di pendii

i tuoi bei vasi di terracotta rotti?

Il loro terriccio è zolle raschiate

e conifere dai massicci rasate,

e quando è troppa l'acqua di irrigo

dilava le erbe e i frutti dai campi,

fa rapide rovinose di un rivo

e ondate di carestie per anni.

Ogni volta che sbagli ti condanni,

t'immagino annullarti nel rimorso,

poi riprendere la lista dei fioretti

per ridare fede ai tuoi prediletti.

So che non hai chi ti dia un consiglio

per prenderti cura della creazione

né chi possa rimetterti qualche sbaglio,

e mi spiace che nemmeno tu avrai

salvezza in mancanza d'assoluzione.