FRANCESCO D'ANGIO'

Testi tratti dalla silloge edita "Clessidre Orizzontali"


Nato a San Vitaliano, Napoli, ma residente a Matera da diversi anni, Francesco D'Angiò esordisce nel 1997 con la pubblicazione di un racconto, edito da ALEA EDITRICE BARI, dopo aver vinto un concorso per esordienti.


Riprende il filo interrotto della narrazione soltanto nell'ottobre del 2020 con la pubblicazione del romanzo breve "Lo sconosciuto" edito dalla casa editrice Planet Book.


In uscita in questi giorni la prima raccolta di poesie dal titolo "Clessidre orizzontali", a cura della casa editrice EDIZIONI TRIPLA EEE.

 

Circostanze

Ci sono momenti di assoluta assenza

dove i suoni della natura

fissano una perdita d'animo

che pare essenziale persino

il cigolio breve di porta

affiancata da folate lente,

nel rumore sospetto

di fugaci sviste spente

nella dissolvenza di un allontanarsi

di opprimente solitudine,

e il dover rivestire i panni

della media malinconia

avvezza a risposte di circostanza

mediate dallo scorrere pacato

di un ignoto piacere, è sentirsi vivo

come il crepitio muto vibrante nell'aria.

Confuso, con il filo di ferro

per il bucato steso.


***


Consistenza

Se ne vanno,

nella lentezza che s'affretta

a colorarsi di fieno arrotolato

lasciando campi abbracciati

da occhi allungati,

fin dove s'interrompono

i silenzi ambrati di sagome

consistenti di verità mancate,

comunicando a gesti da lontano

si capisce l'amore per un filo di grano,

ed è tutto ciò che rimane

tra filari di sospensioni assetate

di preghiere ed imprecazioni.

Se ne vanno,

gli assenti copiosi di ragione

con la schiena rivolta

ad un presentimento sorseggiato

a filo di vento.


***


La festa

Nell'irrisolto cammino

quando diventa sbilenco

il colore arsenico di una foglia,

è l'altruismo degli alberi

che ci accoglie tenero di liturgia

sotto una tettoia a proteggere

ferite di spine randagie.

Resto anche incolume di un vagare

come se avessi compreso

la neutralità del saperci consumati,

perché se anche fosse

che non sapremo mai

se siamo serviti a qualcosa,

un pò abbiamo usato

del buon gesto

nel retro di quella festa,

che non ha smesso ancora

di farsi trovare pronta

di luminarie spente.


***


La fioritura

Tu parli tanto

io vorrei rompere la parola,

farla a pezzi

e prenderne uno a caso

per risponderti,

capiresti più di cent'anni di sassi

lanciati contro i vetri

della bocca,

in frantumi i tuoi occhi.

Raccogline uno e guardami,

l'incuria mi ha conservato bene

piegandomi in avanti,

è già tanto che mi sono dimesso

dai segni del destino.

Mi accompagna la fioritura aguzza

che profuma.