GIUSEPPE SETTANNI

Testi scelti da "Affreschi Strappati"


Sono nato a San Giovanni Rotondo nel 1981 e vivo a Fano (PU). Laureato in Giurisprudenza, sono avvocato e docente universitario presso l’Università di Urbino. Prima di Affreschi strappati (Edizioni Ensemble, 2022), come anticipatovi sopra ho pubblicato la silloge poetica Blu (Edizioni Ensemble, 2019 – Premio Anselmo Filippo Pecci). Con la poesia Fratture non scomposte sono risultato vincitore al Premio Nazionale di Poesia Inedita Ossi di Seppia 2019 e con la lirica Il museo delle mancanze ho vinto il Premio Ariodante Marianni 2020; il mio testo Delirio dell’amore bestiale, invece, mi è valso il Premio Roberta Perillo al Concorso Ciò che Caino non sa 2020, mentre con la composizione Il richiamo sono risultato vincitore assoluto al Premio Besio 1860. Ho ricevuto il Gran premio della giuria nel concorso I colori dell’anima (con In un logaritmo) e la mia poesia visiva Dialoghi è stata esposta alla Biennale di arte contemporanea “Luglio a Palazzo Merizzi 2021”. Miei testi sono pubblicati su vari blog e siti letterari, quali Poesia del nostro tempo, La presenza di Erato, Calcio alla poesia, Margutte, l'angolo Poesia del quotidiano La Repubblica, Inverso – Giornale di poesia, Poliscritture, l’Angolo degli inediti di Stampa 2009, Poetry factory e Le stanze di carta.

 

una dopo l’altra

a milioni

che potresti farne un album

un sintomo a ogni ora,

la logica dell’assuefazione:

ossessionare con garbo

e insinuare aspirazioni


***


per farla riposare

un’affabulatrice da due soldi le ha

regalato

qualche racconto

e una ninna nanna

che l’aiutino a tornare

nel silenzio dell’abisso

o dolce crepa,

porta con te

le mie assurdità

e immergile

nella distruzione primordiale


***


a questo mondo

servo a poco

a decifrare qualche litote

a suddividere

ad azzerare la malleabilità

a scompaginare

le carestie del passato

devo ricordarmi

di scomporre la mia umanità

devo farlo

prima che sia troppo presto


***


nel frattempo, galleggiavi

attaccato alla rete

e quel figlio

avrebbe dovuto riscaldarsi

accanto a te

la colpa era scontata:

un lenzuolo, una lampada

respiravi con regolarità

fino a quando

il tentativo

di rendere impraticabile

quell’anima pesante?

il caffè è torbido,

forse si può rinascere

anche senza la speranza


***


ottuagenari luccicanti

avvolti in epidermidi

senza aperture

società

di solitudini edulcorate

microgranuli a forma di cranio

in mondovisione temporanea

le madri nascondono i ritagli

da idolatrare

per l’erotismo della notte

devo proprio?

ah sì, tutto in una pellicola

fotogrammi in sequenza

resti