GUGLIELMO APRILE

Selezione di testi poetici


Guglielmo Aprile è nato a Napoli nel 1978. Attualmente vive a Verona, dove si è trasferito da una decina di anni circa. È stato autore di alcune raccolte di poesia, tra le quali Il dio che vaga col vento (Puntoacapo Editrice, 2008), Nessun mattino sarà mai l’ultimo (Zone, 2008), L’assedio di Famagosta (Lietocolle, 2015); Il talento dell’equilibrista (Ladolfi, 2018); “Elleboro” (Terra d’ulivi, 2019); Il giardiniere cieco (Transeuropa, 2019); Falò di carnevale (Fara, opera vincitrice concorso "Narrapoetando", 2021); Il sentiero del polline (Kanaga, 2022). Per la saggistica, ha collaborato con alcune riviste con studi su D’Annunzio, Luzi, Boccaccio, Marino e Caproni.

 

Porta sul mare


Sull’orizzonte una porta si erge

semichiusa, ma quasi mai visibile

dalla spiaggia, se non nelle mattine

rare in cui l’aria è limpida;


le onde la corteggiano e la assediano,

ma tutte s’infrangono contro

la sua sfinge d’ardesia

che non parla, che sta di guardia al largo;


e neppure i gabbiani l’hanno mai

varcata, e ogni chiglia, si narra,

sia inghiottita dai vortici

se nelle sue prossimità osi spingersi.


L’occhio nella sua direzione scruta,

vuote ampiezze misura; ma non viola

il suo silenzio cieco, il chiavistello

che ogni esistenza reclude nel tempo.


***


Delle voci del mondo unica eco


Parla tutte le lingue

ma ciò che dice resta incomprensibile,

e fonde tutte le voci del mondo

in una sola, la sua, che non varia;


forse conserva nel suo oscuro idioma

l’eco di ogni parola che confessa

ognuno alla propria ombra quando è solo:

mare, conchiglia del cuore dell’uomo.


***


Arabesco


Fogliame dei platani, lune falcate

inventano sull’erba

un mobile arabesco,

il sole filtrando tra i rami

lo tesse e poi disfa, incessante.

Camminando decifro

gli indizi incerti, che dita di luce

tra gli alberi disseminano:

piste nascoste, fuggevoli tracce

verso un paese d’oro e di chimera.


***


Vagabondo


Sono il re delle nuvole.

Montano come onde

sulle rive del cielo,

erigono castelli

merlati di fuoco, di guardia

alle alture, confine

che ad ogni passo vedo

più prossimo farsi, città

di piume di cigni che dormono,

disabitate e assorte; nelle loro

porte di marmo presto

sarò accolto da folle

festanti che sanno il mio nome.