ieri, oggi, domani: AMORE E ALTRI INGANNI

Un manuale d’amore del I secolo d.C.

una rubrica di Lorenzo Indennitate


Qualora qualcuno fra voi lettori sentisse di avere bisogno di consigli in tema amoroso, potrebbe venire in suo soccorso un poemetto, scritto intorno all’1 d.C., che si propone di essere un vero e proprio manuale sull’amore per uomini e donne, dall’inizio del corteggiamento fino al mantenimento duraturo del rapporto. L’autore, Publio Ovidio Nasone, del resto è uno che di amore deve saperne qualcosa: da quel che ci è noto di lui, si sposa tre volte, e in gioventù corteggia molte donne, arrivando perfino, stando a ciò racconta lui stesso nei suoi versi, a frequentarne due contemporaneamente! Ma andiamo con ordine.

Siamo a cavallo fra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C., in un momento di svolta epocale per la società romana. Nel 31 a.C. Ottaviano, sconfiggendo Marco Antonio presso il promontorio di Azio in Grecia, ha posto fine alla guerra civile e ottenuto per sé il potere assoluto su Roma: dopo una sanguinosa agonia durata quasi un secolo, la Repubblica spira, e sulle sue ceneri nasce l’Impero, che sarà plasmato dal progetto politico di Ottaviano. Ma non solo: dopo decenni di guerre intestine e di instabilità, la società romana conosce finalmente un periodo di pace duratura, che le permette di fiorire e arricchirsi come mai prima, la Pax Romana , o Pax Augusti . Durante questi primi decenni dell’Impero Roma viene sommersa di oro, materiali e oggetti dai luoghi raggiunti dalla rinnovata spinta espansionistica, si apre a nuove influenze culturali, cambia pelle sotto l’opera di rinnovamento architettonico con cui il nuovo ordine politico vuole celebrare sé stesso: la Roma degli inizi del I secolo d.C. è una città già molto diversa da quella dove hanno camminato Catullo, Cicerone e Cesare.

L’ Ars amatoria di Ovidio incarna perfettamente lo spirito del tempo in cui viene scritto: i Romani, esausti, vogliono scrollarsi di dosso il pesante passato, e godere delle opportunità di una società nuova e quanto mai cosmopolita. Ecco allora che Ovidio si propone di scrivere d’amore, ma con leggerezza e ironia, e lo rende chiaro sin dai primi versi della sua opera: Si quis in hoc artem populo non novit amandi, / hoc legat et lecto carmine doctus amet («Se qualcuno in questo pubblico non conosce l’arte di amare, legga questo carme, e lettolo ami da esperto»). Con leggerezza, sì, ma non con superficialità, perché l’opera di Ovidio non è un’opera sciocca, anzi è di un’eleganza estremamente fine, e i suoi versi sono pieni di rimandi alla mitologia e ad altre opere, che benché si vestano di umorismo nell’uso che lui ne fa mettono in mostra una vasta cultura. Ovidio imita la poesia amorosa tradizionale, scegliendone il metro (il distico elegiaco) e seguendone gli stilemi, ma ribalta la prospettiva parlando di un amore disilluso e concreto, trascinato giù dal piedistallo dove l'avevano posto i poeti elegiaci del passato, e trasformato in un’ ars vera e propria, in una tecnica, con regole da seguire e furbizie da escogitare. È una presa di posizione ideologica, una rottura col passato, un rifiuto della pesante eredità del mos maiorum , il costume degli antichi, e la scelta di una vita più moderna e libera.

Il manuale di Ovidio si compone di tre libri, di circa 800 versi l’uno, e si propone di accompagnare il lettore attraverso un percorso in tre tappe (scegliere l’oggetto del desiderio, conquistarlo, far durare il rapporto) perfezionato non grazie alla teoria o ad una rivelazione divina, ma attraverso l’esperienza dell’autore. I primi due libri sono dedicati ai consigli per gli uomini, mentre il terzo si rivolge alle donne, tratteggiando il loro ruolo sociale e le loro possibilità con una modernità piuttosto sorprendente: Arma dedi Danais in Amazonas; arma supersunt, / quae tibi dem et turmae, Penthesilea, tuae. / Ite in bella pares («Ho dato armi ai Danai contro le Amazzoni; ci sono ancora armi che darò a te, Pentesilea [regina delle Amazzoni], e alla tua schiera. Andate in guerra ad armi pari!»). Gli insegnamenti coprono ogni situazione in cui ci si può trovare durante un corteggiamento, dai luoghi in cui è più facile incontrare persone al giorno in cui iniziare il corteggiamento, dalle cose da dire e da tacere al modo di evitare i litigi, tutti sono dettati da un’arguzia sottile e lucida. Certo, letti con gli occhi della morale contemporanea diversi passaggi farebbero comunque storcere più di un naso: l’amore di cui parla Ovidio non solo non ha nulla a che vedere con il matrimonio, ma a dirla tutta ha poco a che vedere perfino con il sentimento, dal momento che la maggior parte dei consigli su come piacere si basa sul mentire, sul recitare e sull’ingannare. Il suo scopo è di permettere ai suoi discepoli di raggiungere l’obiettivo che si

prefiggono con ogni mezzo necessario, senza alcun tipo di sentimentalismo o di coinvolgimento emotivo. Illuminante è il passo in cui, dopo aver consigliato all’uomo di usare la servetta della donna che desidera per carpire informazioni ed organizzare incontri, si domanda, soppesando le alternative con atteggiamento da perito, se sia il caso di portarsi a letto anche lei ( Quaeris an hanc ipsam prosit violare ministram? / Talibus admissis alea grandis inest : «Mi chiedi se sia utile farti anche questa serva? In queste grandi azioni c’è del rischio»)! Altri passi ci ricordano invece che, nonostante la modernità dell’approccio di Ovidio anche nel trattamento delle donne come conquistatrici al pari degli uomini, stiamo pur sempre parlando di un testo di duemila anni fa, con tutto ciò che questo comporta: agli uomini, ad esempio, vieta di arricciarsi i capelli o depilarsi, cose da effeminati e deboli, mentre esorta le donne a truccarsi per nascondere i difetti del corpo e l’impietoso scorrere del tempo (purché lo facciano senza farsi vedere: all’epoca i trattamenti di bellezza e i prodotti usati erano alquanto disgustosi!); in un altro punto spinge l’uomo, una volta riuscito ad appartarsi con l’amata, a baciarla, e a forzarla se lei si rifiuta, dato che, anche se dice di no, ad ogni donna in fondo piace essere baciata.

Nonostante questi momenti che, scritti oggi, sarebbero naturalmente inaccettabili, l’opera scorre in modo intelligente, divertente e sempre lucido, anche grazie a quel po’ di disincantato cinismo che la caratterizza. E mentre i precetti si succedono in uno stile svelto e dinamico, mescolandosi a parentesi mitologiche che dovrebbero fornire modelli da imitare o da evitare, l’ Ars amatoria va tratteggiando una galleria coloratissima di situazioni, luoghi e personaggi che fanno vivere davanti ai nostri occhi la Roma della Pax Augusti : i portici e i templi pieni di gente a passeggio; i Fori, cuore pulsante della città, dove avvocati e magistrati si mescolano a gente che ferma i passanti tentando vendere ogni cosa immaginabile; il circo e lo stadio, luoghi per eccellenza della mondanità, dove approcciare l’amata facendole aria con il programma del giorno, mentre si scommette sul suo cavallo preferito o si commenta l’ultima lotta di gladiatori. Tutto quello che l’archeologia non può restituirci, i colori, i profumi, l’infinita oggettistica di una società opulenta e frivola, tutte queste cose perdute nelle pieghe del tempo tornano a respirare tra le pagine di Ovidio.

E gli si perdona allora anche la scarsa moralità, perché dopo tutto non fa altro che raccontare i suoi lettori per come sono davvero, oltre la nobiltà d’animo della poesia e la severità della tradizione: esseri umani fragili, fallibili e pieni di contraddizioni, che sanno essere pieni del più alto ingegno e della più triviale bassezza, che vagano per le strade caotiche del mondo cercando solo qualcuno con cui condividere un tratto di strada. Esseri umani come noi, duemila anni fa.