intervista a: MATTIA CAMPITIELLO


Oggi facciamo due chiacchiere con Mattia Campitiello, romano, appassionato di fantasy e con un maestro di cui seguire le orme come Tolkien. Mattia ha pubblicato due romanzi, “La forma delle nuvole” e “Il cavaliere senza morte”, entrambi fantasy ma entrambi orientati verso la realtà che viene in questi affrontata e “arricchita” con note magiche e fantastiche, che ci forniscono una prima idea dell'autore.

Chi è Mattia Campitiello fuori dalla scrittura?

Mattia al di fuori della scrittura è una persona molto comune, un impiegato che si ritaglia più tempo possibile per le sue passioni. Sono una persona molto curiosa che cerca di capire e informarsi su tutto quello che mi circonda. Ma sono anche un nerd e un collezionista, insomma al mio interno vivono parecchie anime differenti che stanno cercando un loro equilibrio.

Quindi come vivi la scrittura? E' un modo per interpretare la realtà oppure uno spazio in cui far esistere una parte differente di te?

Diciamo entrambe le cose. E' sia un modo differente per interpretare la realtà che mi circonda ma allo stesso tempo è uno spazio dove vive una parte di me molto più spensierata, ed è anche un modo per tirare fuori tutte quelle emozioni che difficilmente lascio trasparire.

Come definiresti il tuo lavoro? Fantasy, fantastico o di fantascienza?

Lo definirei fantastico-metafisico. Quello che cerco di fare è sfruttare il mondo fantasy e mescolarlo alla nostra realtà, mettendo in risalto alcuni temi che mi stanno particolarmente a cuore cercando di portare il lettore ad una riflessione.

Quanto la scrittura può rappresentare una “terapia”, se per terapia si intende l'analisi/comprensione/rielaborazione della realtà?

Molto, penso che la scrittura sia una delle terapie migliori, permette di scavarsi dentro e di tirare fuori una parte di sé stessi che spesso è nascosta e non visibile. La scrittura porta anche inesorabilmente ad una crescita personale ed a un cambiamento che ti fa vedere il mondo da una prospettiva diverso.

“La forma delle nuvole” e “Il cavaliere senza morte” sono i tuoi primi due romanzi. Entrambi fantasy ma entrambi con una finestra sulla realtà, uno sguardo sui legami, molti momenti per riflettere. Pensi sia questa la tua direzione oppure hai altri progetti in cantiere?

"La Forma Delle Nuvole" e "Il Cavaliere Senza Morte" sono due fantasy molto diversi ma entrambi portano avanti dei messaggi e delle riflessioni rivolte sopratutto a chi non è proprio un appassionato del genere. Per quanto riguarda la strada credo che il fantasy mi appartenga in ogni sua forma, è un genere che sento mio, il mio obiettivo è quello di mischiarlo a generi più classici in modo da creare qualcosa di nuovo.