Intervista a Raffaella Zinelli


intervista di Milena Delle Grazie


L’incontro di oggi è con Raffaella Zinelli, autrice che ha cambiato vita spinta dalla passione viscerale per la scrittura.


Raffaella, educatrice professionale che lascia un mondo pregno di nozioni, vite e gravose responsabilità come quello della scuola per immergersi in un’isola felice, ma non meno complicata, come quella della scrittura.



Cosa ti ha portato a virare in una direzione così diversa?

Dopo tanti anni nella scuola superiore in cui mi sono occupata di disabilità ho sentito che avevo terminato il mio percorso lì dentro, non riuscivo più a dare quanto avrei voluto, ed era giunto il momento di riprendere fiato. Così, con coraggio, ho deciso di cambiare direzione e dedicarmi a ciò che amo di più. In realtà sto continuando a lavorare con i ragazzi e le ragazze della scuola superiore, ma mi occupo di tutt’altro. Considero fondamentale, oggi più che mai, il dialogo con i giovani. Amo poterli ascoltare e incoraggiare, lasciare un seme per la loro crescita, spronarli sempre a credere in se stessi.

Aspetti questi, di solito, trascurati e ignorati dalla maggior parte dei prof, purtroppo. Per me scrivere è sempre stato terapeutico, oltre che un mezzo per esprimere la mia creatività. La scrittura fa parte di me da quando avevo undici, dodici anni: ho iniziato con pensieri e poesie che mi annotavo per esempio quando ricercavo la pace tra gli alberi e i campi sopra casa, poi ho preso l’abitudine a custodire una sfilza di diari segreti, anno dopo anno durante l’adolescenza, e a vent’anni ho iniziato con i racconti. Poi per tantissimo tempo non ho più toccato penna, fino a che dal primo gennaio del duemilaundici ho ripreso, questa volta con i romanzi. Adesso sto scrivendo in contemporanea il nono e il decimo.


Hai alle spalle già 3 romanzi pubblicati. “Novemila chilometri” edito da Intrecci Edizioni (2018), “Dall’Australia a Zero. Una raccolta di storie mal cominciate” (2020) e l’ultimo in ordine cronologico “Cuore lontano”. Ci racconti le varie genesi di questi tuoi lavori?

Sono tre romanzi uno diverso dall’altro, sia per la struttura e la trama, che per lo stile. “Novemila chilometri” e “Cuore lontano” sono nati in seguito a un viaggio, il primo nell’isola di Nosy Be, al largo del Madagascar, e il secondo a Tenerife. Le isole hanno un fascino e un’energia molto potenti: richiamano emozioni che purtroppo nella quotidianità è difficile provare, consentono di risvegliarci, aprirci alle meraviglie della vita e ascoltarci un po’ di più.

“Novemila chilometri” prende avvio dalla sofferenza che la protagonista vive in seguito alla rottura improvvisa di una relazione, decidendo poi di andare da sola a Nosy Be, isola che si trova appunto a novemila chilometri di distanza. È una storia ironica e riflessiva, con personaggi strambi dai nomi assurdi e vicende che inducono all’introspezione.

“Cuore lontano” è stato la diretta conseguenza di un viaggio meraviglioso a Tenerife, nelle parti più pacifiche e naturalistiche dell’isola. I personaggi, l’aria che si respira leggendolo, sono l’effetto dell’energia incredibile del vulcano, dell’oceano e degli spazi enormi tra sabbia e rocce.

“Dall’Australia a Zero. Una raccolta di storie mal cominciate” invece è stato ispirato dal desiderio di riscatto e rivalsa dopo infinite delusioni in ambito sentimentale. Quest’ultimo è il più ironico e comico dei tre. Un ritratto degli uomini di oggi.


Le ambientazioni hanno un significato profondo per te, grande appassionata di viaggi. Come avviene la scelta dei posti nel tuo immaginario di scrittrice?

Di solito sono i viaggi a ispirarmi: rimango sempre colpita dall’energia del posto, dall’aria che si respira, dal ritmo della vita. Ogni luogo ha una propria vibrazione e sa innescare emozioni e sensazioni diverse. “Cuore lontano” per esempio è ambientato per lo più a Boca Cangrejo, un borgo minuscolo sull’oceano, con vicoli stretti e silenzio. Soggiornare lì e scoprire altre parti dell’isola in completo ascolto della natura, ha fatto sì che sorgesse l’ispirazione per scrivere senza che me ne accorgessi. Il romanzo rispecchia molto le sensazioni che mi ha regalato l’isola: è un continuo percepire, evocare, ricercare il contatto con se stessi e la natura. Per gran parte degli altri romanzi che sono ancora inediti, invece, ho preso spunto dalla realtà, dalla mia quotidianità, dall’esperienza lavorativa.


Chi sono i protagonisti di “Cuore Lontano”?

In realtà tutti i personaggi hanno un ruolo centrale, in quanto le loro vite s’intrecciano e si evolvono in contemporanea. Il lettore segue i personaggi e li conosce un po’ alla volta. Dico subito che il mio preferito è Cupido: la sua identità emerge nel corso della lettura, all’inizio non è chiaro chi sia. Ho cercato di immedesimarmi nel suo modo di sentire e percepire il mondo. Carlos e Blanca sono determinanti nella storia del romanzo, in quanto sanno qualcosa che è avvenuto in passato e che non riescono ancora a superare, dando così adito a un grande mistero che impregna tutte le pagine del libro. Si amano, ma non riescono a vivere pienamente la loro relazione. Le loro giornate a Boca Cangrejo scorrono con lentezza, a volte senza appigli e obiettivi, ma alla fine riusciranno a dare una svolta e trovare la direzione migliore per la loro vita. Maria Carmen è una cara amica di Blanca, una donna forte, dal grande ottimismo e fiducia nella vita nonostante le sofferenze e difficoltà affrontate nel corso degli anni, un pozzo di saggezza a cui Blanca fa ritorno ogni volta che ha bisogno di consigli. Due personaggi di rilievo sono senz’altro Santiago, un anziano con Alzheimer, e suo nipote Leonardo che va a fargli visita durante le vacanze di Natale. Il rapporto tra i due è molto intenso, seppure Santiago abbia ben pochi momenti di lucidità e trascorra la maggior parte del tempo a ridere. Leonardo scoprirà un diario in cui sono menzionati fatti inspiegabili avvenuti sull’isola e si metterà alla ricerca della verità. Infine compaiono due gemelle poliziotte dalla fisionomia che rievoca i ritratti di Modigliani, due figure inquietanti che inizieranno a indagare sugli strani fenomeni che avvengono a Boca Cangrejo.


Ogni scrittrice e scrittore ha le sue preferenze in fatto di stile, di storie e di carattere degli autori. Quali sono le opere famose che ti hanno ispirata maggiormente?

Sono sempre rimasta impressionata dalla scrittura emotiva, dalle parole che aprono delle brecce dentro di noi e lasciano un segno, e ho sempre detestato i periodi infiniti e ridondanti di aggettivi e parole superflue, che in fondo sono aridi di sensazioni, più simili all’elenco della spesa che a un testo di narrativa. Amo per esempio Rossana Campo, per quanto riguarda i nostri giorni, oppure andando più indietro la Ginzburg e la Morante. Ho letto e adorato anche De Carlo e Baricco. Per me leggere significa ricevere emozioni, suggestioni, evadere, dimenticarsi del qui e ora per inabissarsi in un’altra realtà.


Cosa comporta essere donna e scrittrice nel 2021 in termini di tempo ed energie?

La scrittura è una parte di me, la più importante, e non mi toglie energia, anzi mi rinvigorisce. Per questo quando non scrivo mi sento incompleta e cerco sempre di attingere ancora all’ispirazione, anche solo buttando giù due frasi. Non ho orari fissi per dedicarmi ai miei romanzi, ma seguo l’impellenza del momento. A volte posso scrivere solo dieci minuti o cinque ore al giorno, dipende.


Hai lavori futuri in programma di cui vuoi parlarci?

Sto scrivendo due libri in contemporanea. Uno è una breve storia per bambini, e l’altro un romanzo raccontato in prima persona.