intervista a: STEFANIA MENEGHELLA


Oggi abbiamo il piacere di scambiare qualche parola con la giovane scrittrice Stefania Meneghella, già peraltro autrice di tre romanzi, tra cui il suo ultimo Magnete. (in foto)

Tanta passione e molta determinazione rendono Stefania uno dei profili più interessanti tra i giovani scrittori italiani; ha un approccio introspettivo e psicologico che rendono il suo stile letterario facilmente riconoscibile, ma allo stesso tempo profondo e brillante.



Fuori dalla scrittura chi è Stefania?

Sono innanzitutto una ragazza come tante che cerca la bellezza nelle cose più semplici. Mi definisco sognatrice e, allo stesso tempo, molto determinata. Sono inoltre assistente sociale e lavoro attualmente in una struttura socio-assistenziale di mantenimento anziani. La passione per il sociale è infatti insita in me dà molto tempo, e adoro stare tra i ragazzi e i bambini. Adoro farli stare bene, e cercare la luce anche laddove si veda solo buio.


Quanto il tuo lavoro, e di conseguenza le esperienze che lo caratterizzano, influenzano le tue storie?

Come assistente sociale, ho visto tanti episodi e tante persone che non avrei mai immaginato di vedere. Ci sono vite fragili, passati burrascosi e così tanto dolore nell'esistenza delle persone. È qualcosa che mi ha sempre toccato particolarmente e questo va spesso ad incidere nella mia scrittura. Ho infatti sentito spesso il bisogno di trasformare queste mie esperienze in parole. Il mio obiettivo è quello di fare comprendere ai lettori quello che molte persone vivono e le innumerevoli situazioni che si vivono nel mondo.


Come nascono i tuoi personaggi? Escono dalla realtà oppure sono il frutto di una ricerca fantasiosa?

I miei personaggi sono in parte tratti dalla realtà, in parte dalla fantasia. Nella costruzione di un romanzo, si parte sempre da un briciolo di realtà e da quello che si è vissuto in prima persona. Poi, si cerca di incorniciare il tutto con quello che viene creato nella propria mente. I personaggi di cui scrivo nascono soprattutto da un'attenta analisi psicologica delle loro personalità, e dalla necessità di descriverli come anime, prima che come persone.


Gli occhi degli altri sono le nostre prigioni, i loro pensieri le nostre gabbie“ , scrive Virginia Woolf, ti rivedi un po' in questa citazione come approccio alla scrittura?

Questa frase di Virginia Woolf fa riflettere molto, e mi proietta in un’altra dimensione. Sicuramente gli sguardi delle persone che ci circondano possono essere la nostra salvezza, ma spesso anche la nostra dannazione. Siamo come incasellati in una bolla, a volte, che è così difficile uscire da lì e ricominciare a respirare. Mi rivedo in questa citazione perché, purtroppo, capita che resto ‘ingabbiata’ negli occhi della gente e in quello che loro pensano su di me. Forse, lo siamo un po’ tutti e dovremmo anche solo per un attimo liberarci da questa condizione surreale, ma che di reale ha però tutto.


Sei d'accordo sul fatto che la letteratura, intesa come insieme di chi la produce e di chi ne usufruisce, è una pratica terapeutica?

La letteratura è terapia sotto ogni punto di vista. Lo è per chi legge, per chi scrive, e anche per chi la ascolta da lontano. Lo è perché è in grado di analizzare la nostra interiorità, di entrare nel profondo delle nostre storie e trasformarle in pagine. Io mi nutro di parole: le leggo e le scrivo. Dal mio punto di vista, preferisco però ovviamente la scrittura perché mi permette di costruire completamente le parole che vorrei: quelle che mi possono salvare e quelle che mi salvano inconsapevolmente. E, al di là dai preconcetti e dagli stili teorici, la scrittura deve essere soprattutto una pratica liberatoria, che ci dia dunque la possibilità di buttare fuori i nostri demoni e sostituirli con nuovi angeli.


Il tuo ultimo libro “Magnete” è un lungo viaggio introspettivo. Quanto c'è di Stefania al suo interno?

In ogni mio scritto, c’è molto di mio. Non riesco a restare impassibile dinnanzi a quello che scrivo, è letteralmente impossibile. In “Magnete”, dunque, c’è davvero tanto di personale. A partire dai timori di essere giudicata, la paura di non farcela, la sensazione di essere schiacciati. Tutte sensazioni proprie di Virginia. E infine la volontà di visitare il cervello delle persone che mi hanno fatto male, l’entrare fisicamente nella loro mente e comprendere quello che è restato per tanto tempo incompreso.


Magnete” è un romanzo atipico, che consigliamo assolutamente. Cosa dobbiamo sapere prima di cominciare a leggerlo?

Innanzitutto, “Magnete” non va letto partendo dalle apparenze ma andando oltre. Oltre a tutto quello che vediamo con gli occhi: cercare dunque ciò che è invisibile, trasparente, impossibile da scorgere. Andare al di là delle persone, e dunque del loro sguardo, delle loro parole, dei loro sorrisi. Entrare e, pian piano, scoprirle. “Magnete” va letto lentamente, assaporando ogni parete del cervello di Sofia, conoscendo la protagonista come se fosse una nostra sorella che si è un po’ persa per la sua strada. E voi dovete prenderla per mano ed aiutarla a ritrovarsi.



Stefania Meneghella nasce a Bari il 4 ottobre 1994. Assistente sociale, la sua passione per lo scrivere germoglia

sin da piccola, quando a soli 7 anni compone i suoi primi racconti. Nel 2016, pubblica il suo primo romanzo “Silenzi Messaggeri”, edito dalla casa editrice Albatros. Nel 2019, pubblica il suo secondo romanzo "La linea gialla", edito da L'Erudita (marchio editoriale della Giulio Perrone Editore). Nel 2020, l’autrice pubblica “Magnete” edito da Ego Valeo Edizioni (Milano).