intervista a Tullio Cesario - NOAH


di Milena Delle Grazie


Una fortuna aver conosciuto, anche se “a distanza”, un artista a tutto tondo come Tullio Cesario. Uomo che ha saputo superare le fermate forzate del suo cammino di vita con uno sguardo al futuro e alla forza del fare, del creare. In questa intervista ci parla di tante cose, con uno sguardo particolare al suo ultimo libro, dal titolo “Cartesio, ti odio iperbolicamente”.


Cantautore, musicista, scrittore. Tre anime dal valore intrinseco simile. Tullio, ci racconti in quale ordine e in quale momento sono affiorate in te?

Se dovessi ordinare cronologicamente questi tre modi di esprimermi dovrei dire senza dubbio “scrittore, cantautore e per ultimo musicista”. Perché ho iniziato a scrivere da bambino quando, per colpa della balbuzie, era quasi l’unico modo di esprimermi senza sentirmi incapace. L’intuizione fu di mia madre che poi ha sempre continuato a stimolare questa mia capacità. Crescendo, ho quasi abbandonato la penna, per riprenderla esattamente a vent’anni quando rischiai la cecità per un’emorragia. Riacquistata la vista da un occhio e la rabbia e la frustrazione mi hanno ricordato quanto potesse essere consolatoria la scrittura. E fu allora che ricominciai a scrivere. Canzoni questa volta, complice l’età e il background acquisito. Erano gli anni dell’esplosione del grunge e, dopo essere cresciuto nel noise e nel punk, ne rimasi stregato. Abbracciare uno strumento è stata una conseguenza per non smettere più di scrivere e acquisire quella grammatica necessaria per non restare più senza parole.


Sei nato in Calabria, dunque conosci a fondo la realtà artistica e d’espressione del sud Italia. Quale aspetto peculiare hai assimilato dalla tua terra?

Probabilmente l’approccio anti-fondamentalista e anti-autoritario tipico dei “briganti”. Nel suo significato etimologico, cioè brigare: praticare, lavorare, trovarsi insieme. Chiamare fuorilegge i briganti infatti dipende solo dal punto di vista della potenza che detiene il potere o il controllo, con l’obiettivo proprio di screditarli e isolarli. Ecco cosa porto sempre con me: l’orgoglio dei meridionali. Quell’attitudine a non spezzarci di fronte a qualunque tempesta. E... l’incapacità di nascondere lo stato d’animo. Le espressioni del viso e la stessa gestualità dei meridionali sono uno specchio in cui si può leggere riflesso tutto.

Questo “segno particolare”, di cui vado fiero, è presente in ogni mia canzone, proprio come in ogni pagina del mio libro.


Raccontaci il tuo personale “mondo della musica”. Cosa gira intorno a esso, come ti ci senti a farne parte?

Per rispondere esattamente servirebbe un altro libro... provando a usare una metafora però posso dirti che per me la musica, la mia musica, è una libertà possibile. L'immagine di quando da bambino giocavi a pallone nel cortile e ti era concesso rompere una finestra.

Esattamente quella dimensione in cui posso esprimere quella parte di me che non posso o non voglio esprimere quotidianamente. Nella vita si cresce e cambiano le risposte alle stesse domande, e nella musica posso esprimere anche quello che non è conveniente dire, non più alla mia età almeno.

Cosa gira intorno alla musica adesso non saprei dirtelo, potrei dirti cosa girava intorno alla musica vent'anni fa. Perché oggi si è persa una serie di esperienze che a me (e alla vecchia scena) ha regalato tanto. Vent'anni fa, pur rinnegando tutto quello che c'era stato prima, dal cantautorato all'estrema politicizzazione della musica, abbiamo imparato tanto. Dalla autoproduzione alla autodistribuzione, dalla autodeterminazione alla controcultura. Oggi è tutto diverso. Non posso dire se meglio o peggio, ma nella scena musicale a cui resto ancorato io c'era un impianto culturale che ci permetteva di esprimere opinioni che non dipendevano dai numeri. Oggi invece è l'esatto contrario: se fai visualizzazioni su youtube con un video sei un artista, se non le fai sei nessuno. Se vendi le copie del tuo libro sei uno scrittore, altrimenti sei un pirla. Perciò no, non credo di far parte del mondo della musica oggi.

“Cartesio ti odio iperbolicamente” è il titolo del libro uscito a febbraio, edito da “Le Pecore Nere”, casa editrice italo-argentina. A te è toccata la parte scritta, a Francesco Caporale le illustrazioni. Come è nata l’idea di un libro illustrato?

Semplicemente perché volevo rendere diversa la veste del mio pamphlet. Ho volutamente copiato il format mainstream dei social (Instagram in particolar modo): un’immagine e una didascalia. Perché, scrivendo, mi sono ritrovato naturalmente a scarabocchiare il mio quaderno, provando a dare una immagine ai pensieri, per dire qualcosa che difficilmente avrei saputo tradurre a parole: come la coscienza che si fa largo dagli occhi quando ti guardi allo specchio o quando guardi qualcun altro dritto in faccia. E in un momento storico come quello che stiamo vivendo, in cui tutti siamo bombardati da milioni di informazioni, quello che ci manca è l'attenzione. Così ho provato a restare nei tempi tipici di uno scroll sui social e dare spazio alle interpretazioni più personali. Un po’ la stessa cosa che succede con una canzone.


La collaborazione tra te (Noah) e Francesco Caporale (Fra!) viene fuori viva e d’impatto dalle pagine del libro. Come vi siete conosciuti?

Il merito è stato tutto di Mariapina, la parte italiana de Le pecore nere. Le è piaciuta l'idea del libro illustrato, le sono piaciute le bozze dei miei disegni, e ha scelto di affidarle a chi sarebbe riuscito a dargli un valore aggiunto. Così ci siamo conosciuti con Fra!, una chiacchierata di fronte a un buon aperitivo e ci siamo subito sintonizzati su quello che sarebbe stato il lavoro. La mia vena dark e la freschezza della sua doodle art. Non smetterò mai di ringraziare Mariapina per la doppia opportunità: farmi diventare uno scrittore e affiancarmi un artista già affermato. E’ grazie a lei se ho creduto di poter scrivere.


Perché ti sei ispirato a una figura così razionale, matematica, pragmatica come è quella di

Cartesio?

E qui si aprirebbe il volume 2 del libro... semplicemente ti dico che ciò che si conosce di Cartesio è la massima "cogito, ergo sum", ma soltanto chi ha avuto il piacere di studiarlo sa che è solo l'ultima parte del suo pensiero rivoluzionario rispetto al credo filosofico-teologico allora dominante che metteva al centro la volontà di Dio. Il suo dubbio iperbolico invece ha messo al centro del mondo la relatività e il soggetto. E da qui son partito per la ricerca delle risposte alle mie domande, senza alibi, senza dividere le responsabilità con nessuno, senza dirmi bugie. E poi non volevo fingere di essere chi non sono. Dubito, quindi sono!


Sappiamo ormai tutti cosa significhi fare sacrifici in questo lungo periodo di emergenza sanitaria. Il settore artistico è tra quelli più colpiti. Come la stai vivendo?

Male! Con la consapevolezza però che possiamo ugualmente fare qualcosa. Ci siamo svegliati catapultati in un mondo che non conoscevamo e che non tornerà più quello che ricordiamo. Dobbiamo solo trovare un modo nuovo per comunicare senza continuare a lamentarci di quello che non possiamo cambiare. E questo è il motivo per cui siamo usciti con il libro in questo periodo balordo. Sapevamo che non sarebbe stato facile, eravamo consapevoli fosse un azzardo. Mi manca il contatto col pubblico; ricevere un commento di persona non è come collezionare messaggi whatsapp; scrivere una dedica guardando la persona a cui la stai scrivendo non è lo stesso di scriverla a distanza e poi inviargliela per corriere. Cantare per la prima volta un singolo ascoltando gli umori di chi ascolta non è la stessa cosa di contare i like. Ma sto provando a non lasciarmi trascinare nell'apatia e, insieme alla casa editrice, stiamo organizzando una serie di appuntamenti nuovi per non smettere di emozionarci. Sarò ripetitivo, ma non avrei potuto scegliere partner migliore per questa avventura: sapere che il mio editore ha la stessa voglia di non mollare che ho io mi riempie di forza e di fantasia.


Raccontaci del tuo futuro imminente.

A brevissimo ci sarà una presentazione streaming del singolo inserito in "Cartesio ti odio iperbolicamente". Subito dopo, alla riapertura delle librerie, faremo una presentazione formale in presenza, sempre in diretta streaming. Poi la realizzazione del video del singolo. Inoltre un altro brano scritto in piena pandemia e dedicato a mia madre che non ha fatto in tempo a leggere ciò che avevo scritto. E poi... e poi non ho nessuna intenzione di fermarmi. Scrivere è qualcosa che fa parte di me, e sarebbe bello diventasse parte anche di voi.

Tullio Cesario, alias NOAH, nasce nella libreria dei genitori a Cosenza. Lì coltiva la lettura fin da piccolissimo, alternando fumetti, saggi per ragazzi e romanzi più impegnativi. Indirizzato dalla mamma intraprende gli studi classici ma inizia a sviluppare altri interessi in netto contrasto con le ambizioni familiari. Sport e motori in primis. Alternando i grandi classici della letteratura alla filosofia, scopre un forte interesse per la giurisprudenza e la legalità, senza però tralasciare la psicologia e la sociologia. Diplomato, si iscrive alla facoltà di legge per dare seguito ai suoi ideali di giustizia; ma si innamora dell’economia e della politica. L’ennesimo tsunami rischia di fargli perdere la vista a 21 anni facendogli sviluppare, riacquistato l’uso di un occhio soltanto, una spiccata voglia di libertà e di rivoluzione. Inizia a lavorare per dare sfogo a ciò che non poteva più trattenere. Viaggiare prima di tutto e poi l’arte di cui, d’un tratto, diventa avido. Gira l'Italia in moto, in treno, in auto e facendo l'autostop. Poi arriva la musica: compone un gruppo, scrive le prime canzoni e inizia a strimpellare una chitarra regalata da un amico. Partecipa a vari concorsi rock, incide una demo con il gruppo Equilibrio Instabile, partecipa all’Arezzo Wave. Il live diventa la sua dimensione e la chitarra lo strumento per scrivere. Si ferma a una materia dalla laurea e continua a divorare libri e dischi per fame. Poi la voglia di scrivere torna ad esplodere nel disco Lettere scarlatte. Negli ultimi anni, si cimenta nella stesura delle sceneggiature dei suoi video, ha qualche romanzo nel cassetto e inizia a disegnare.

Oggi, all’improvviso, viene fuori come un ruggito il suo ultimo singolo e il volumetto Cartesio ti odio iperbolicamente.


“a meno che non ti esca

dall'anima come un razzo,

a meno che lo star fermo

non ti porti alla follia o

al suicidio o all'omicidio,

non farlo”,


... e l’ha fatto.


LE PECORE NERE EDITORIAL

Le Pecore Nere è una realtà editoriale transnazionale fondata nella città di Rosario (Argentina) e approdata dagennaio 2019 in Calabria, a Cosenza, guidata da due giovani donne, l’italiana Maria Pina Iannuzzi e l’argentina Regina Cellino. La casa editrice si propone come spazio letterario aperto a voci differenti, in particolare, alle trame letterarie moderne e contemporanee che consentono di costruire e rinnovare ponti tra l'Italia e l'Argentina. Pubblichiamo autori la cui scrittura abbia un'impronta “Glocal” (globale e locale), ovvero opere che nascono in un territorio definito ma che, al tempo stesso, siano capaci di farci interrogare su questioni universali. La casa editrice nasce non solo come possibilità di ampliare i confini (territoriali, linguistici,culturali) della letteratura, ma è altresì la forma per attivamente insieme agli autori e al gruppo di lavoro ai cambiamenti che si susseguono rapidi in un mondo sempre più globalizzato. Le Pecore Nere pone, dunque, radici nella fecondità del passato e nella rivoluzione del futuro. In tal senso, l’idea centrale del nostro progetto editoriale è di sviluppare al massimo potenzialità differenti, con uno sguardo sempre attento alle dinamiche letterarie del web e all’editoria tradizionale in un mondo digitale e interconnesso.