MARCELLO MATTIOLI

CONTEST POETICO "PENNINO D'ORO 2021"


Nato a Vignola nel 1965, svolge professione di consulente industriale. Nel tempo libero si è dedicato fin dall’adolescenza a varie espressioni artistiche, dalla scrittura di poesie e racconti alla fotografia, sceneggiature per fumetti, autore e coautore di cortometraggi e opere teatrali, fino a scrivere diversi testi per canzoni, alcune delle quali incise da una band di folk-rock indipendente.

La produzione letteraria, a lungo trascurata, è stata ripresa intorno al 2008, dapprima partendo da haiku e altre liriche brevi e brevissime (pubblicate in proprio nel 2015 insieme a qualche testo precedente col titolo Ricordi per l’imperatore), ma in seguito in maniera più consapevole e matura. L’interesse per il ritmo ed il suono/senso delle parole si è infatti ricostituito ripartendo da questa sorta di purificazione e dalla passione per l’enigmistica.

I primi frutti di questa nuova stagione sono il 2° premio ottenuto al Premio Letterario Città di Montefiorino (2017) e l’inclusione di liriche in antologie dei premi “Città di Melegnano 2017”, “Marguerite Yourcenar 2018”, “Adriano Fornacciari – Città di Vignola 2020”.


EPIFANIA

Come aprire una porta

sul cortile brunito

da lampada vecchiotta;

lo sguardo tracima dalla soglia

guardando oltre i limiti di siepi,

di porfidi, di bassi muretti.

Nell’aria non vedere

ma limosa sentire

la presenza delusa;

sulla soglia annusando si ferma

il gatto avvertito dell’affanno

dell’ecosistema, la notturna

ronda rinvia girando la coda.

L’apparizione nasce

dal freddo palpitare

di muscoli impigriti

come cosa antica che ricordo

mai attesa, sorgente dai mondi

disabitati dell’afflizione.

Grigie falde di nubi

sotterrano aspri cieli;

da tre minuti il Sole

non c’è più ma noi figli di stelle

non lo sappiamo ancora, viviamo

la ridente farsa da immortali.

Le trasmissioni riprenderanno

scusandosi con voce cortese

una sera nuova da altri mondi.


MEMORIA DI EOLO

In quest'ora il velo di polvere

che riveste i fiori e le altre cose

disappare a tratti, spazzato

da violento uragano; povere,

tremolanti, queste gialle rose

il cui noumeno si è mostrato

per un attimo. Presto più nulla;

la sapienza è un filo di grano

fra i capelli di un bambino sulla

spinta di un'altalena. È strano

se non la porta via tutta il vento

teso, matto e interminabile

che sfoglia libri senza un lamento

e poi si trastulla, invisibile

in capitoli messi da parte

coi personaggi della commedia;

granelli fummo, disposti ad arte,

fra le sabbie già morti d'inedia.


LUCE D’INVERNO

Correre in mezzo

a un pomeriggio

benestante,

la strada fa rotta

su isole lontane

Azzurrina

la luce invade

prima le sinapsi

poi le memorie

cerco lo svincolo

una via di fuga

La prospettiva

muta la mattina

in un miraggio

di sole parole

freddo e vecchio mese

questo gennaio

Ma è mutato

il clima oramai

e metti una marcia

nuova, un rapido

passo imprevisto

di spostamento

Al centro d’innato

folle sentimento

l'allegra scienza,

nonostante questa

temperatura

come un film rivisto