MARINELLA GIUNI

Intervista con l'autore


a cura di Milena delle Grazie


Questa intervista mi ha permesso di conoscere Marinella Giuni, autrice dalle numerose sfaccettature, oltre all’essere una donna di grande spessore morale.


Scrittrice, poetessa, psicologa, appassionata di gialli, cinema e filosofia. Un mondo poliedrico, il suo.

Sì, in realtà quando ci penso anche a me sembra impossibile riuscire a fare tutte queste cose. Però ho molta passione e quello sicuramente mi è d’aiuto. Inoltre, poter entrare in mondi così diversi mi permette anche di cogliere spunti tra loro differenti, che possono poi essermi utili per ispirare i miei racconti o le poesie. Anche se poi in realtà è la quotidianità, la mia fonte di ispirazione principale.


Ci racconta qual è stato il suo primo scritto?

Le poesie le scrivo da quando avevo 15 o 16 anni, non ricordo precisamente qual è stata la prima ma sicuramente un amore deluso.

I racconti invece sono un’acquisizione abbastanza recente; ho cominciato un paio d’anni fa quasi per gioco partecipando a un concorso, e il mio racconto è stato apprezzato. Così ho pensato di dedicarmi anche a questo genere.


Poesia e prosa. Quale espressione comunicativa le sembra più agevole?

Trovo abbastanza facilità in entrambe, per fortuna! Mi sento però di dire che la poesia esprime più l’urgenza del sentimento, come un’esigenza che deve essere soddisfatta. Il racconto richiede un lavoro più strutturato. Per ora mi sono dedicata a racconti brevi, perché mi piace andare subito al sodo.


La raccolta “Racconti seri se_veri” è una sua opera in concorso per il premio Piccinelli. Ci racconta lo stile e i contenuti?

Volentieri. E’ stata la mia prima pubblicazione, quella che io considero il numero zero. Un modo per provare a entrare in questo mondo, ad avvicinarmi a quelli che scrivono sul serio; un’esperienza fondamentale perché mi ha permesso di capire quanto ancora ci sia da imparare.

Credo di avere uno stile immediato, diretto.

Si tratta di una serie di racconti, alcuni comici, che colgono momenti della quotidianità di cui ognuno di noi ha esperienza. Come le chiacchiere dalla pettinatrice, la pesca di beneficenza in parrocchia, il viaggio in treno da pendolare. Poi ci sono racconti più seri, tratti dalla cronaca, che riguardano la violenza di genere, un tema che ho avuto modo di osservare da vicino durante la mia attività di volontariato come psicologa.


Ho avuto il privilegio di leggere due suoi racconti brevi, “Oltre il muro di Berlino: la storia di Heidi e Ute” e “Il pollice verde”. Nel primo, il sentimento che emerge con prepotenza è quello della rivalsa, del voler a tutti i costi affermare la propria natura; nel secondo invece, il filo conduttore è l’ironia, a tratti dissacrante. Quale di questi prerogative le appartiene di più?

Sicuramente l’ironia è quello in cui mi identifico di più. E’ una prerogativa che, in tante occasioni, ci salva. Credo sia importante poter cogliere un lato comico, che aiuti a stemperare o ad alleggerire le situazioni. Quando si può, naturalmente.


Come detto a inizio intervista, lei è una grande appassionata di gialli, un genere che attira molti lettori da sempre. Ci elenca tre regole per l’ispirazione della scrittura di un giallo?

Mi piace molto leggere i gialli, soprattutto quelli che ti inchiodano dalla prima pagina e che fanno sì che tu sia costretto a portarti il libro ovunque. Uno dei miei autori preferiti è Frederic Dard, che con soli due personaggi riesce a creare trame e suspense incredibili. In realtà, mi piace molto leggerli ma scriverli è un’altra cosa. Credo che sia fondamentale congegnare bene l’essenza del racconto, riuscendo a depistare più volte il lettore, creando il colpo di scena finale.


Ci può svelare i suoi prossimi lavori?

Proprio in questi giorni è uscita la mia seconda raccolta di racconti “So perché sono qui. Racconti di Giustizia” ancora con Placebook Publishing. Il filo conduttore è la giustizia vista dal mio punto di osservazione, come addetta ai lavori. Negli di anni di assistenza al magistrato, in udienza o in carcere, ho avuto modo di ascoltare storie, alcune comiche altre tragiche, e ho provato a proporle per far conoscere anche questo mondo e queste situazioni, in cui a volte le persone finiscono per disperazione, più che per propensione, alla delinquenza. Sono fatti di parecchi anni fa e naturalmente ho scambiato nomi, mescolato contesti. Di vero sono rimasti i sentimenti che hanno suscitato in me. In questo libro c’è un contributo importante, quello di Elena Agata Scardilla. E’ una bambina di appena 10 anni che ha vinto il Torneo delle Illustrazioni de “L’Ickabog”, il libro di J.K. Rowling e che ha tradotto in disegno alcuni miei racconti, naturalmente quelli più adatti a lei.

Come prossimo lavoro ho in mente un romanzo breve, almeno ci voglio provare. Come dicevo prima, vado subito al sodo e sono più per i racconti. Ma vorrei anche provare a cambiare. Credo che starò sul genere commedia, ambientato qui dalle mie parti, perché è una realtà che conosco di più.

Grazie per questa bella intervista!