NON SCOMODIAMO BAUDELAIRE: Daryoush Francesco Nikzad


a cura di Imperatrice Bruno


‘Qualsiasi cosa io faccia

ha a che fare con la bellezza

e con la distruzione.’


Chiaro, luminoso e tetro in radice è lo stile di Daryoush Francesco Nikzad -classe 1983- che già nel titolo della sua raccolta Non scomodiamo Baudelaire (Tutto il nostro sangue edizioni) svela l’ossimoro delle sue composizioni.


Una lega di disagio, provocazione e distruzione forgia l’ossatura del volume che si fa carne pulsante e arrossata in versi dall’eco pessoano. Al crollo, emotivo e fisico, narrato con onestà quasi fanciullesca e subitanea, si accostano delicati specchi di verginità naturale:


‘Adesso ascolta,

queste parole

sembrano appena bagnate dalla rugiada’


che alleggeriscono indubbiamente il bagaglio empatico e che spezzano il respiro.


La mancanza che ‘non è un braccio/o una gamba’ è l’ombra di Nikzad che nei suoi versi desidera trovare pace, trovare sfogo, allattamento per i suoi moti più essenziali. La ratio è esplicita:


‘Scrivo per inventare un lieto fine

a questa incostanza.’


E allora ecco che il poeta pone in essere anche la sua epigrafe gridando ad un mondo raschiato e sconcertato dal sesso e dall’amore i propri versi privi di artifici.


‘Amarti la notte

e fronteggiare i corvi la mattina.

Tutte le maschere che indossiamo

non servono ad altro

che a prendere in giro la morte.

Tremendamente sfigurati,

ci laceriamo

con un solo silenzio.

L’amore ci trasforma in mostri,

mi sei rimasta sotto le unghie

proprio come lo sporco.’

Daryoush Francesco Nikzad è nato a Teheran nel 1983. Vive in Italia dall'età di due anni, ma non ha ancora trovato la sua casa. Ha studiato Scienze Politiche e Comunicazione, attualmente scrive per il teatro, cinema, narrativa e pubblicità. Lavora anche come attore, bartender, cameriere, poeta, bagnino, benzinaio e alzatore di gonne. Intervistato recentemente da se stesso, dichiara: mi brucia lo stomaco.