QUINCY BALTIMORE

Tipo Proust ma in un'altra lingua

Quincy Baltimore è nato nel 1995 a Roma, città in cui risiede utilizzando il suo vero nome.


Ha conseguito studi classici, legati in particolar modo alla letteratura e alla linguistica italiana.


Suoi scritti in prosa e versi sono apparsi su Neutopia, The Bookish Explorer, Sulla quarta corda, La Seppia, Super Tramps Club, Margutte e Aratea.



A giugno 2022 è uscita “Primavalle”, la sua raccolta poetica d’esordio edita da Another Coffee Stories.


 

Tipo Proust ma in un’altra lingua

Eri appeso a un gradino

sulle scale. Era sopra a fissarti

l’occhio dei capelli

mentre sotto una larva di turboparole

le lisciava alla porta il vino

e cadevano le sue gambe e lei dalla pelle

il piede il suo dito l’alluce sulla luna

di tallone la tua schiena da mani franate

a zittire una lingua in gara: la tua

e con le labbra gli incroci di coscia

Parvaneh ti glassava l’alito

di un litro e di un decino

ti drogava lavandoti la gola

d’acqua dei suoi fianchi

poco prima una fumata di te, pago

se ci stai, il pegno la sua fame

la doti di un salto in coppia

non c’è cascata – dal treno

la cascata di Tivoli aiuta l’occhio

sulla tua testa a ricordarti l’ora

di quello sguardo – di Parvaneh

delle ferite del rimmel del mentre

bevevi e lei s’incocciava col rosso

annacquato, dita – la cascata

di voce gregoriana che parla

la sua lingua allunga bava sulle rocce

e batte – tu ricordi che le parlasti

dalla pancia, in francese, battendo tutto

l’ombelico, ma l’altro, ieri – oggi

trasalisci che sei di vetro

una faccia dissolta in un corso

in pendenza

per un istante ti precede il buio

e vedi tu ma senza fondo

sta tutto quanto dietro.

Ricordi che ti sentiva: sentivi: stati.

Ricordi che spremono i nei di lei

nei tuoi occhi due spicci da fontana

coi suoi profili di ieri in rilievo sopra

e se la volti, sull’altra guancia, sfiori

l’orecchio baci una croce agganciata e

segni ormai indelebili:

non lo sai chi le sta sotto

adesso

non saprai come quell’altro, se ci sta

le parla in fregna