ROCCO GIUSEPPE TASSONE

CONTEST POETICO "PENNINO D'ORO 2021"


Nato a Candidoni (RC) risiede a Gioia Tauro. Laureato in Scienze Biologiche, è titolare della Cattedra di Scienze Naturali presso i licei. Un gruppo di suoi alunni ha inoltrato al Presidente della Repubblica Italiana una richiesta per un’onorificenza al Merito. Con decreto del P.R. del 27 dicembre 2003 viene nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana ed iscritto nell’elenco nazionale dei Cavalieri al numero 136626 sez. IV.


Poeta, storico, scrittore poliedrico e divulgatore scientifico. Collabora a varie riviste a carattere storico-letterario ed ha vinto i più importanti premi letterari in Italia e nel mondo.

Il Tassone è oggi considerato il massimo esponente vivente del dialetto calabrese e dell’etnografia religiosa. Scrive attivamente ed ininterrottamente dal 26 novembre 1976. Ha pubblicato, ad oggi, 64 libri tra poesia, saggistica, scientifica, narrativa, teatro, un vocabolario del dialetto calabrese, oltre a vari testi di glottologia, etnografia ed iconografia religiosa.

In ambito scolastico ha ricoperto diversi incarichi come Presidente e commissario esami di stato in Italia e all’estero, titolare di funzione strumentali, referente alle molestie sessuali e organo di garanzia, componente comitato di valutazione e osservatore Invalsi.

DIUTURNO DOLORE


Diuturno dolore fecondi le mie angosce:

torrenti impetuosi mormorano

ed echi struggenti si ascoltano nella brughiera.

Diuturno dolore che mi tarpi le ali,

lì mi attende il cielo infinito che

più lontano si proietta senza colore:

Se c’è un Dio mi perdoni,

la mia anima si è disfatta

prima del corpo.

Diuturno dolore in possesso delle mie carni

tormenti fino alla gogna annientando

ogni desio in un sonno infinito!


***


INFINITESIMI PLANETARI


E quando quel giorno verrà,

ora che il mio tempo

è più nel passato che nel futuro,

voglio andarmene silenziosamente solo:

né un pianto, né una lacrima

manco un vago pensiero,

nella certezza che tutto è finito,

mentre l’universo continuerà a vagare

nel tempo e per il tempo dell’eternità,

appagato d’essere stato per un istante

un insignificante granello

degli infinitesimi planetari!


***


VECCHIO PAESE


Vecchio paese, preludio delle Serre,

che ti rattristi alla memoria

di noi bambini degli anni sessanta.

Rimembranze di scorribande tra le rughe

e le vecchie popolane che ci sgridavano

benedicendoci: “ domani lo dirò a tuo padre! “

Oggi le nonne non hanno nessuno

da rimproverare e vivono,immerse

nella quiete, solitarie,

contando sempre più numerose

le rughe sul proprio viso

al pari delle crepe sulle case abbandonate.

Le campane non suonano da tempo

l’inno d’un natale ma

un melanconico motivo funebre

che ti lascia sempre più spoglio,

sempre più intriso di ricordi

mai di speranze!

Ad uno ad uno si spengono i caminetti,

si serrano gli usci,

l’alba sorgerà su di un tramonto

e nessuno godrà del sole

e nessuno ascolterà il canto degli uccelli.

Ombre coprono il selciato polveroso

del mio vecchio paese in agonia!