SOPHIA DE MELLO

Testi estratti da "Il Giardino di Sophia"


Sophia de Mello Breyner Andresen (Porto, 6 novembre 1919 – Lisbona, 2 luglio 2004) è stata una poetessa portoghese, tra i maggiori autori lusitani della storia della letteratura.

Sin da giovane si oppose al regime di Salazar componendo poesie contro la dittatura. Si sposò nel 1946 con il giornalista Francisco Sousa Tavares con il quale ebbe cinque figli.

La sua prima raccolta di versi è del 1944 ma fu nel 1964 che ottenne finalmente il successo per la raccolta poetica Livro Sexto e dopo la Rivoluzione dei garofani del 25 aprile 1974 fu eletta all’Assemblea costituente nella lista del Partito Socialista, ma lasciò presto la politica per tornare alla letteratura traducendo opere di Dante e Shakespeare.

È autrice di racconti e di favole per bambini.

Nel giugno 1999 ricevette a Salvador de Bahia il prestigioso Premio Camões.

 

Às vezes julgo ver nos meus olhos

A promessa de outros seres

Que eu podia ter sido,

Se a vida tivesse sido outra.


Mas dessa fabulosa descoberta

Só me vem o terror e a mágoa

De me sentir sem forma, vaga e incerta

Como a água.



A volte credo di vedere nei miei occhi

La promessa di altri esseri

Che avrei potuto essere,

Se la vita fosse stata altra.


Ma da questa favolosa scoperta

Soltanto mi viene il terrore e il dispiacere

Di sentirmi senza forma, vaga e incerta

Come l’acqua.

***


O JARDIM


O jardim está brilhante e florido,

Sobre as ervas, entre as folhagens,

O vento passa, sonhador e distraído,

Peregrino de mil romagens.


É Maio ácido e multicolor,

Devorado pelo próprio ardor,

Que nesta clara tarde de cristal

Avança pelos caminhos

Até os fantásticos desalinhos

Do meu bem e do meu mal.


E no seu bailado levada

Pelo jardim deliro e divago,

Ora espreitando debruçada

Os jardins do fundo do lago,

Ora perdendo o meu olhar

Na indizível verdura

Das folhas novas e tenras

Onde eu queria saciar

A minha longa sede de frescura.

IL GIARDINO


Il giardino è brillante e fiorito,

Sulle erbe, tra i fogliami,

Il vento passa, sognatore e distratto,

Pellegrino di mille pellegrinaggi.


È maggio acre e multicolore,

Divorato dal proprio ardore,

Che in questa chiara sera di cristallo

Avanza attraverso i sentieri

Fino ai fantastici scompigli

Del mio bene e del mio male.


E portata nel suo balletto

Per il giardino deliro e divago,

Ora sbirciando curva

I giardini del fondo del lago,

Ora perdendo il mio sguardo

Nell’indicibile verzura

Delle foglie nuove e tenere

Dove vorrei saziare

La mia lunga sete di frescura.

***


QUANDO


Quando o meu corpo apodrecer e eu for morta

Continuará o jardim, o céu e o mar,

E como hoje igualmente hão-de bailar

As quatro estações à minha porta.


Outros em Abril passarão no pomar

Em que eu tantas vezes passei,

Haverá longos poentes sobre o mar,

Outros amarão as coisas que eu amei.


Será o mesmo brilho, a mesma festa,

Será o mesmo jardim à minha porta,

E os cabelos doirados da floresta,

Como se eu não estivesse morta.


QUANDO


Quando il mio corpo marcirà e io sarò morta

Continueranno il giardino, il cielo e il mare,

E come oggi ugualmente balleranno

Le quattro stagioni alla mia porta.


Altri in aprile passeranno nel frutteto

In cui tante volte sono passata,

Ci saranno lunghi ponenti sopra il mare,

Altri ameranno le cose che io ho amato.


Sarà lo stesso splendore, la stessa festa,

Sarà lo stesso giardino alla mia porta,

E i capelli dorati della foresta,

Come se io non fossi morta.

***


O SOLDADO MORTO


Os infinitos céus fitam seu rosto

Absoluto e cego

E a brisa agora beija a sua boca

Que nunca mais há-de beijar ninguém.


Tem as duas mãos côncavas ainda

De possessão, de impulso, de promessa.

Dos seus ombros desprende-se uma espera

Que dividida na tarde se dispersa.


E a luz, as horas, as colinas

São como pranto em volta do seu rosto

Porque ele foi jogado e foi perdido

E no céu passam aves repentinas.


IL SOLDATO MORTO


I cieli infiniti fissano il suo volto

Assoluto e cieco

E la brezza ora bacia la sua bocca

Che nessuno mai più bacerà.


Ha entrambe le mani ancora concave

Di possesso, di impulso, di promessa.

Dalle sue spalle si libera un’attesa

Che divisa nella sera si disperde.


E la luce, le ore, le colline

Sono come pianto attorno al suo volto

Perché egli è stato giocato ed è stato perduto

E nel cielo passano uccelli improvvisi.

***


EIS-ME


Eis-me

Tendo-me despido de todos os meus mantos

Tendo-me separado de adivinhos mágicos e deuses

Para ficar sozinha ante o silêncio

Ante o silêncio e o esplendor da tua face


Mas tu és de todos os ausentes o ausente

Nem o teu ombro me apoia nem a tua mão me toca

O meu coração desce a escada do tempo em que não moras

E o teu encontro

São planícies e planícies de silêncio


Escura é a noite

Escura e transparente

Mas o teu rosto está para além do tempo opaco

E eu não habito os jardins do teu silêncio

Porque tu és de todos os ausentes o ausente

ECCOMI


Eccomi

Essendomi spogliata di tutti i miei mantelli

Essendomi separata da indovini maghi e dèi

Per rimanere sola davanti al silenzio

Davanti al silenzio e allo splendore della tua faccia


Ma tu sei di tutti gli assenti l’assente

Né la tua spalla mi sostiene né la tua mano mi tocca

Il mio cuore scende la scala del tempo in cui non dimori

E il tuo incontro

Sono pianure e pianure di silenzio


Scura è la notte

Scura e trasparente

Ma il tuo volto sta al di là del tempo opaco

E io non abito i giardini del tuo silenzio

Perché tu sei di tutti gli assenti l’assente