STEFANIA MIOTTO

CONTEST POETICO "PENNINO D'ORO 2021"


E' nata nel 1972 a Castelfranco Veneto dove tuttora lavora. E' stata prima corrispondente giornalistica e da quindici anni insegna letteratura e storia alle superiori. I suoi studi letterari alla Facoltà Ca’ Foscari di Venezia sono stati influenti nel suo scrivere ma la passione per la parola data lontano, anche se solo in tempi relativamente recenti ha trovato modo di esprimersi pubblicamente in alcuni lavori dagli stili più vari: dal romanzo, al racconto, alla poesia. In tutti, lo scrivere vi emerge come esigenza interiore di ricerca e comunicazione prima ancora che come esercizio di abilità letterarie.

Ha partecipato già ad alcuni concorsi sia con la narrativa che con la poesia.

SE FOSSE IERI

Fra le pagine riarse

vorrei ritrovare qualcosa di me.

Quello che è andato perduto

nei tempi della speranza

quando lo sguardo era lungo

su un orizzonte di promesse

dichiarate e poi lasciate andare.

Fra questo cielo perso

ingrigito dagli anni perduti

ma non dimenticati

vorrei trovare qualcosa di te.

Ma il tempo è un’illusione

capace di catalizzare

la nostra fragile attenzione

su ciò che è stato e che avrebbe potuto

su quella potenza non realizzata

sui rimpianti spianati solo

dalla consolazione di uno sguardo.

Eppure siamo ancora qui,

fra queste mura conosciute

a perderci nei nostri sguardi

ieri come oggi.

Per sempre uniti,

al di là

di ogni ragionevole dubbio.

Persi fra noi,

oltre

ogni possibile spiegazione.


***


ALTROVE

L’altrove è un posto

che mi è sempre piaciuto.

È la falla sul muro

della monotonia.

È lo spioncino

sul corridoio

della seconda possibilità.

Lo percorro l’alter versus

questa volta.

E snobbo i romantici,

gli esotici sognatori,

i razionalisti paranoici,

gli egocentrici seriali,

i parlatori demenziali.

L’altrove è un posto

che non ho mai conosciuto.

Forse è quello

in cui i versi deragliano

sui binari dell’illusione,

in una visione altra,

definita ma non finita,

abbozzata e non conclusa.

L’altrove è il posto dell’anima

di chi sa definirsi Artista.


***


19 APRILE 2018

La terra è ancora fresca,

le zolle umide e scure.

Tu l’hai amata, sempre,

e ora ti ha accolto,

silenziosa,

materna,

riconoscente.

È stata la tua vita,

la tua passione,

la tua gioia,

a volte il tuo dolore.

Ci hai insegnato a rispettarla,

a percorrerla,

mai a sfruttarla,

mai a disonorarla,

lei segno e simbolo

di un Dio vero Dio.

Le abbiamo restituito il tuo corpo,

con tanto dolore,

con lo strappo nel cuore.

Non è stato facile,

per noi,

noi che ti abbiamo amato,

per chi ha camminato con te,

per chi figurava ancora tanti anni

da vecchio,

come il nonno lì tranquillo,

seduto sui talloni.

Mentre la terra è ancora umida,

ci stringiamo attorno,

pensando che,

quasi senza avvedercene,

alla fine ce l’hai fatta.


Ci hai tenuti tutti uniti,

e ci ricordi,

ancora una volta,

quel faticoso ma fondamentale

“ti faccio povero per farti ricco”.

E se questa terrenità è solo una parte,

allora questo sia solo un a – rivederci.