TEODORA MASTROTOTARO

Testi tratti da "LEGATI I MAIALI"


Raramente in poesia è accaduto che un argomento co­me lo sfruttamento animale sia stato approfondito at­tentamente. Fu il caso del fortunato libro di Ivano Fer­rari, Macello, racconto in versi di un’esperienza crudis­sima vissuta in un mattatoio. Ed è anche il caso di que­sto secondo libro di Teodora Mastrototaro, dal titolo Legati i maiali. Con le dovute e ovvie differenze, l’autrice di origini pugliesi attraversa un’esperienza simile a quella di Ferrari, muovendo però le due sezioni del libro in altrettanti momenti dove sono inizialmente gli stessi animali a parlare del proprio do­lore, e di seguito i loro carnefici. E se la scrittura della Mastrototaro affascina per il suo variare tra un’esecuzione più statica alternata a momenti di vera e alta passionalità espressiva, ciò che più sorprende in questo libro è la pulsione di ogni animale alla vita, vis­suta per istinto e condotta interferendo il meno possi­bile, o quanto meno inconsapevolmente, sul ciclo vitale dell’intera esistenza. Al contrario dell’essere umano che, pur vivendo, non sa fare a meno di provocare in se stesso e negli altri la morte in cambio di una voluttà oramai accessoria e demoniaca, quale quella del sacrifi­cio della vita in cambio di un “appagamento” personale. È questo il messaggio più importante di un libro di de­nuncia del genere: che la vita resti alla vita e che la morte non sia un esercizio voluto dall’uomo ma solo il destino di ogni essere vivente. (quarta di copertina di Antonio Bux)


La fissità di una porta rotta

dove andrò a bere.

La nostra razza non resta nelle case

ma in porcili di saliva.

Necrologi senza storia.

In ogni scatola partorisce una madre

interrotta nel rovescio della carne.

Il mio destino è avere fame.

Dove tu coli, madre, non c'è stagione da salvare.

[...]


***


[...]

Il feto misura ventiquattro, l'ano si paralizza

di colpo, la tensione può portare a farmi male

ogni volta che la morsa mi riprende.

Mi contieni, non mi guardi, testa dritta

dal garrese al cappio destro. Restata nel timore

tiranno; ho il sapore di sigaro buono

e lividure post mortem.


***


Affondo le dita dentro il cuore della cavalla.

Lo asporto con dolcezza e lo porto al petto

per stringere un legame con la morte.


Ne mangerò un pezzo poco cotto a cena

per ricevere la parte più affettuosa.



Teodora Mastrototaro è nata a Trani nel 1979, vive a Roma. Ha esordito con la raccolta Afona del tuo nome (La Vallisa 2009), tradotta dal poeta Jack Hirschman con il titolo Can’t voice your name (CC. Marimbo 2010). Autrice di testi teatrali tra cui La seconda stanza (Festival delle donne e dei saperi di genere), Inumanimal (vincitore al “Festival delle Arti Luccica” come mi­glior Atto Performativo), A Senza nome (patrocinato da Amnesty International Italia e dall’Associazione Antigone) Fe­licia – Frammenti di Felicia Impastato, Alda – Nell’intimità dei misteri del mondo. Di­rettore artistico, insieme a Maurizio Evangelista, del festival Notte di poesia al Dolmen. Legati i maiali (finalista al premio Arcipelago Itaca per la sezione “Raccolta inedita) è la sua seconda pubblicazione poetica.